Ho un "essere " mio gemello, nel regno vegetale. Non che io sia una erbetta o un fiorellino, ma lui è un maestoso Albero di Noce, che mio nonno piantò nel giardino di casa, mentre venivo al mondo. Allora si partoriva in casa e il nonno festeggiò l'arrivo del suo primo nipote piantando l'alberello. Dal 26 maggio 1940 siamo cresciuti assieme. All' inizio sono stati tempi duri. Scoppiò la guerra. Io dovetti lasciare la casa e cambiare città per evitare il fronte. Nei miei primi ricordi di bambino non appare, ma quando tornai alla casa, dopo qualche anno, aveva già messo solide radici. Il nonno lo aveva seguito con cura e protetto dai pericoli. E ce ne furono. Bombardamenti, rigidi inverni, la casa ed il cortile occupati da un comando militare, la penuria di legna da ardere.
Ad otto anni d'età ci siamo ammalati entrambi. Io di una brutta pleurite e lui quasi ucciso dalla larva di un insetto parassita che gli rodeva il midollo centrale del tronco. Fu ancora il nonno che lo salvò. Abile fabbro, forgiò un lungo, sottile e flessibile arpione con cui riusci ad infilzare la larva ed estrarla dall' interno del tronco. Dai 12 anni in poi ci siamo sfidati l'un l'altro a chi era il più forte: se io a scalarlo fino in cima o lui a crescere in altezza!
Dai diciott'anni siamo legati da affetto e stima reciproca.
Già da allora aveva raggiunto e superato il tetto della casa ed io non lo scalavo più per gioco. Ogni tanto, con la scusa di misurarne la circonferenza del tronco, mi piaceva abbracciarlo. Dormivo nella mia camera d'angolo con ambedue le finestre quasi a contatto con i suoi rami. D'estate, per San Giovanni, bastava sporgersi un po', allungare un braccio e si potevano raccogliere le noci ancora con il mallo. Ai tempi del liceo, in qualche serata di studio, mi ha ascoltato mandare a memoria Omero, Orazio, Dante e tanti altri.
Più avanti non ho avuto il coraggio di spiegargli la fisica o l'elettronica.
Da anni ormai non dormo più in quella camera d'angolo ed il mio gemello non lo vedo più quotidianamente. Ma so che c'è. E' là, nell'angolo del giardino della vecchia casa. Mia madre quasi se lo coccola e non manca mai di darmi sue notizie.
Ora, quando ci incontriamo, ci scrutiamo con cura. Io gli guardo la chioma, le foglie, le crepe della corteccia. Non manco mai di misurarlo, abbracciandolo. Penso che lui guarderà i miei capelli bianchi, le rughe del viso, guarderà i miei nipotini, dai quali lo faccio toccare, e mi ascolterà raccontare loro la vecchia storia che... "il nonno del nonno, quando nacque il nonno, piantò un albero che ha la età del nonno.... "

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